Agente Ue fuori dal regime degli impatriati perché domiciliato in Italia

In merito al regime degli impatriati, con la risposta a interpello n. 475 di ieri, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per verificare il requisito della residenza nei due periodi precedenti il trasferimento in Italia degli agenti Ue rileva la specifica normativa prevista per tali soggetti, a prescindere dall’iscrizione all’AIRE.
Nel caso di specie, il soggetto, laureato nel 2011, si è trasferito nel 2017 (con iscrizione all’AIRE nel 2018) in Lussemburgo in ragione esclusivamente dell’esercizio delle funzioni al servizio dell’Unione europea e intenderebbe rientrare in Italia beneficiando dell’agevolazione.

Il caso riguarda un medico che, per motivi familiari, ha trasferito la residenza fiscale a Lugano, dove dimora con la moglie e i figli, iscrivendosi all’AIRE; l’attività è svolta a Milano e i compensi professionali sono interamente prodotti in Italia, mentre alcun tipo di attività è esercitata in Svizzera.

L’Agenzia ricorda che l’art. 2 comma 2-bis del TUIR contiene una presunzione legale relativa di residenza in Italia per i soggetti che, cancellati dall’Anagrafe della popolazione residente, si siano trasferiti in Stati a regime fiscale privilegiato. Pertanto, sotto il profilo della disciplina nazionale, anche a seguito della formale iscrizione all’AIRE, per il soggetto trasferitosi in Svizzera (Stato incluso nella lista di Stati o territori a fiscalità privilegiata ex DM 4 maggio 1999) vige un’inversione dell’onere della prova per cui, laddove non sia dimostrata l’effettività della nuova residenza, il medico sarebbe assoggettato a tassazione in Italia per i redditi ovunque prodotti, in virtù dell’art. 3 comma 1 del TUIR.

Con riferimento al requisito della residenza fiscale, agli agenti Ue si applica l’art. 13 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea, secondo cui “Ai fini dell’applicazione delle imposte sul reddito e sul patrimonio, dei diritti di successione, nonché delle convenzioni concluse fra gli Stati membri dell’Unione al fine di evitare le doppie imposizioni, i funzionari e gli altri agenti dell’Unione, i quali, in ragione esclusivamente dell’esercizio delle loro funzioni al servizio dell’Unione, stabiliscono la loro residenza sul territorio di uno Stato membro diverso dal paese ove avevano il domicilio fiscale al momento dell’entrata in servizio presso l’Unione, sono considerati, sia nello Stato di residenza che nello Stato del domicilio fiscale, come tuttora domiciliati in quest’ultimo Stato qualora esso sia membro dell’Unione (…)”.

Sulla base del quadro normativo delineato, considerando la presenza di relazioni familiari in Italia e la circostanza che il trasferimento in Lussemburgo è avvenuto esclusivamente in ragione dell’esercizio delle sue funzioni, secondo l’Agenzia il soggetto deve essere considerato ex lege fiscalmente residente in Italia nei periodi d’imposta 2018 e 2019.
Pertanto, nonostante il requisito formale dell’iscrizione all’AIRE nei suddetti periodi, il soggetto non ha i requisiti richiesti per l’accesso al regime degli impatriati.

Fonte: Eutekne.info

Autore: / REDAZIONE

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