Ritenuta d’acconto sui compensi dei professionisti esteri con base fissa in Italia

I lavoratori autonomi non residenti sono, sotto tale profilo, equiparati ai residenti

L’Agenzia delle Entrate, nella risposta ad interpello n. 429 di ieri, 25 ottobre 2019, ha esaminato il trattamento fiscale del reddito di lavoro autonomo prodotto in Italia da un non residente.

Il caso riguarda un medico che, per motivi familiari, ha trasferito la residenza fiscale a Lugano, dove dimora con la moglie e i figli, iscrivendosi all’AIRE; l’attività è svolta a Milano e i compensi professionali sono interamente prodotti in Italia, mentre alcun tipo di attività è esercitata in Svizzera.

L’Agenzia ricorda che l’art. 2 comma 2-bis del TUIR contiene una presunzione legale relativa di residenza in Italia per i soggetti che, cancellati dall’Anagrafe della popolazione residente, si siano trasferiti in Stati a regime fiscale privilegiato. Pertanto, sotto il profilo della disciplina nazionale, anche a seguito della formale iscrizione all’AIRE, per il soggetto trasferitosi in Svizzera (Stato incluso nella lista di Stati o territori a fiscalità privilegiata ex DM 4 maggio 1999) vige un’inversione dell’onere della prova per cui, laddove non sia dimostrata l’effettività della nuova residenza, il medico sarebbe assoggettato a tassazione in Italia per i redditi ovunque prodotti, in virtù dell’art. 3 comma 1 del TUIR.

Va però segnalato che le disposizioni convenzionali si applicano anche nei confronti delle persone emigrate in Stati a regime fiscale privilegiato, ben potendo questi soggetti stabilire la residenza nell’altro Stato in deroga all’art. 2 comma 2-bis del TUIR (valorizzando, ad esempio, il criterio dell’abitazione permanente).

L’Agenzia precisa comunque che, laddove il medico sia in grado di dimostrare l’effettiva residenza in Svizzera, il reddito prodotto in Italia è ivi imponibile in virtù dell’art. 23 comma 1 lett. d) del TUIR, il quale dispone che ai fini dell’applicazione dell’IRPEF nei confronti dei soggetti non residenti si considerano imponibili “i redditi di lavoro autonomo derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato”.

Sempre nel presupposto che il medico sia residente in Svizzera, opera la previsione dell’art. 14 della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-Svizzera, il quale sancisce la potestà impositiva esclusiva dello Stato di residenza, sempreché il professionista non disponga abitualmente nell’altro Stato contraente di una base fissa per l’esercizio delle sue attività. In tale eventualità, anche lo Stato della fonte ha il potere di tassare i redditi attribuibili a tale base fissa.

Nel caso in esame, il reddito derivante dall’attività professionale svolta in Italia è ivi soggetto a tassazione in considerazione della presenza di una base fissa. Infatti, calando nel contesto del lavoro autonomo i criteri individuati dall’art. 5 del modello OCSE ai fini della configurabilità di una stabile organizzazione, quali l’esistenza di una sede fissa d’affari e l’esercizio di un’attività d’impresa per mezzo di tale installazione, è indubbio che rappresenta una base fissa uno studio di cui un medico ha la proprietà (o di cui ha completa disposizione se di proprietà altrui) nell’altro Stato; non sarebbe, invece, configurabile una base fissa laddove il professionista si limiti ad effettuare la prestazione in Italia senza alcuna struttura a sua disposizione.

Per ciò che concerne le modalità di tassazione del reddito di lavoro autonomo in Italia, l’Agenzia chiarisce che i compensi erogati da un sostituto di imposta sono assoggettati alla ritenuta d’acconto del 20% a norma dell’art. 25 comma 1 del DPR 600/73.

Si tratta di una precisazione di rilievo in considerazione dei poco chiari precedenti di prassi sul tema. In particolare, con la risoluzione n. 154/2009, relativa al trattamento fiscale dei compensi percepiti in Italia dalla base fissa di una società professionale estera, l’Agenzia delle Entrate, richiamando la precedente ris. n. 80/2007, ha dapprima affermato che sui suddetti compensi grava la ritenuta d’acconto del 20% ai sensi dell’art. 25 comma 1 del DPR 600/73, benché la norma si riferisca ai redditi di lavoro autonomo corrisposti a soggetti residenti; ciò si dovrebbe al fatto che la presenza di una base fissa indica che l’operatore straniero ha raggiunto un livello di penetrazione economica nel territorio italiano tale da renderlo equiparabile ad un residente.

In un secondo momento, tuttavia, la stessa ris. n. 154/2009 ha specificato che, nei casi di compensi prodotti per il tramite di una base fissa, non opera l’esclusione dalla ritenuta a titolo d’imposta del 30% prevista dalla seconda parte dell’art. 25 comma 2 per i compensi corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, in quanto tale esclusione riguarderebbe le sole “stabili organizzazioni”, e non quindi le “basi fisse”.

Tale interpretazione aveva fatto sorgere il dubbio circa il corretto trattamento da applicare al caso dei compensi percepiti da base fissa in Italia da non residenti, aprendo a diverse soluzioni alternative, quali l’applicabilità della ritenuta a titolo d’imposta, della ritenuta a titolo d’acconto o, in mancanza di una disposizione espressa, l’inapplicabilità di qualsiasi ritenuta.
La risposta a interpello sembrerebbe superare tali dubbi in favore della ritenuta a titolo d’acconto del 20%, in virtù dell’equiparazione del reddito prodotto da base fissa a quello prodotto dal professionista residente.

Fonte: Eutekne.info

Autore: Luisa CORSO e Gianluca ODETTO

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